Sana alimentazione ed emozioni. Ne parliamo con la Dottoressa Enrica Feola 

Ogni essere umano ha un personale modo di descrivere e raccontare il proprio mondo interiore, le emozioni e i sentimenti provati. Conoscere e saper dare un nome al nostro vissuto emozionale, senza lasciarsi sopraffare, ci aiuta a trasformare le emozioni in risorse preziose per la nostra vita. Sono innumerevoli, e strettamente soggettivi, i fattori per i quali si possono provare emozioni negative. E nel contesto di una sana e corretta alimentazione? Anche in questo caso possiamo affermare che molto dipende dalla nostra esperienza pregressa, dalla mancata conoscenza dell’argomento o da eventuali, nonché disfunzionali, influenze esterne e luoghi comuni ormai radicati nella zona più castrante della nostra psiche.

Con la Dottoressa Enrica Feola – biologo nutrizionista – non vogliamo soltanto raccontare ai lettori quanto sia importante un regime alimentare sano, equilibrato e costruito ad personam. Vogliamo parlarvi, come avrete già capito, del rapporto che lega il cibo alle emozioni e come potenziare il benessere psicologico a tavola. Senza ingannare noi stessi, dunque senza ricorrere a deleteri meccanismi sostitutivi basati su un auto-convincimento che, dopo un breve periodo, risulterà soltanto fallimentare, dannoso, creerà sfiducia e potrebbe anche a danneggiare l’autostima.

Dottoressa Feola, perché è importante che si instauri una relazione empatica tra il nutrizionista e il paziente? 

“Ai miei pazienti dico sempre che il rapporto con l’alimentazione è intimo. Grosso modo, anche per sentito dire, tutti sappiamo come dovremmo mangiare in modo sano. Decidere di farsi seguire nel percorso nutrizionale da uno specialista significa non solo assicurarsi di mangiare in modo sano, ma poter avere un rapporto di collaborazione e condivisione: sapere che laddove venga meno la motivazione, con annessi cenni di cedimento, e poter contare su una persona che sia interessata a raggiungere insieme lo stesso obiettivo, ha un grande potere motivazionale. Come se il nutrizionista fosse una sorta di sostegno, una guida e base sicura”.

Esistono evidenze scientifiche secondo le quali, anche se si è a dieta, alcuni alimenti favoriscono un umore positivo ed emozioni piacevoli?

“Sì, certamente. Partirei dall’aspetto estetico del piatto. Nell’immaginario collettivo si associa lo stare a dieta con ricette a base di petto di pollo alla griglia, filetto di pesce bollito e via dicendo. In realtà, l’atto del mangiare non deve essere la semplice introduzione degli alimenti per nutrire il nostro corpo, ma andrebbe vissuto a trecentosessanta gradi: è stato psicologicamente provato che avere davanti ai nostri occhi un piatto esteticamente bello e composto da elementi con vari colori (cromoterapia), nel paziente fa salire la motivazione, aumenta il desiderio di mangiare bene. Dietro è celato un significato ancora più profondo e scientifico per il quale la maggior parte dei colori degli alimenti è indice delle sostanze nutritive che essi contengono. Tant’è vero che una straordinaria e vasta tonalità cromatica è presente nella frutta e nella verdura, alimenti che possono influire sul nostro stato di benessere umorale”.  

Esistono alcuni cibi, che forse meglio di altri, possono favorire il desiderio di condividere le serate con gli amici anche al di fuori della giornata libera dalla dieta e senza che poi ci si senta in colpa? 

“Anche questo aspetto è fondamentale e con i miei pazienti ne parliamo spesso: fare una dieta ideale lascia il tempo che trova se poi loro devono mettere da parte la convivialità. Uscire con gli amici e andare a cena fuori senza avere sensi di colpa è possibile. Come fare? Spiego come farlo prestando delle semplici accortezze: scegliere sicuramente una proteina, quindi un secondo piatto il più possibilmente magro – come ad esempio un filetto, una tagliata di pollo – accompagnato da un contorno. Che sia una fresca insalata, un piatto di verdure grigliate, ma soprattutto scegliere un contorno che possa essere condito dalla persona stessa. In abbinamento al secondo piatto, nel quale sarà sempre da un contorno, possiamo aggiungere una fetta di pane e, a fine pasto, a seconda della frequenza con la quale ci rechiamo a cena fuori, perché no una porzione di dolce”. 

Sfatiamo definitivamente il luogo comune dei carboidrati come sinonimo di felicità a tavola 

“Dobbiamo anzitutto fare una importante distinzione tra i carboidrati complessi e semplici. I complessi – cereali, soprattutto gli integrali, pasta, pane, riso – permettono di alimentare le cellule cerebrali e pertanto influiscono sul buonumore. Quelli semplici, come ad esempio gli zuccheri contenuti nei dolci, forniscono una sensazione momentanea di ‘benessere’. Si instaura una sorta di circolo vizioso, per certi versi un po’ quello che accade con l’utilizzo delle droghe. Euforia momentanea, ma subito dopo aver assunto zuccheri semplici si ha una situazione di down e il soggetto sentirà nuovamente bisogno di introdurne ancora”.

Ci indicherebbe una strategia efficace per evitare la frustrazione quando si è a dieta? Ma che non sia una sorta di inganno per la nostra mente 

“La strategia è mettere sul piatto della bilancia non soltanto le rinunce e le eventuali frustrazioni che ne deriverebbero dal seguire regole ‘imposte’ da un’altra persona, ma cambiare forma mentis ponendosi utili interrogativi: perché ho deciso di intraprendere questo percorso? Perché ho scelto di rivolgermi ad un nutrizionista? In questo secondo caso anche la scelta del verbo (scegliere e non dovere) è fondamentale. Le risposte a queste domande permettono di entrare in contatto profondo con i nostri pensieri e con l’area motivazionale, momento indispensabile per ogni aspetto della nostra vita. Solitamente, le risposte autentiche che ci consentono di proseguire il percorso, e che danno una grande spinta emotiva, nei miei pazienti sono state quelle relative al voler perseguire un obiettivo, che ti posso sintetizzare in ‘sentirmi e, perché no, vedermi meglio’. L’errore che a volte ho riscontrato nelle persone consiste nel dare importanza e porre enfasi sugli aspetti negativi (ad esempio le rinunce) e non su quelli positivi. Stare a dieta e a livello mentale ripetersi ‘non posso’, ‘non devo’, è deleterio. Cogliere il potenziale e la risorsa nel pensare che seguire un percorso alimentare possa farci sentire meglio a livello fisico e mentale, è l’approccio che valorizza non il limite ma le nostre capacità”.

Esistono rinforzi positivi per far sì che nel paziente resti alta la motivazione e le sue emozioni possano diventare una risorsa?

“A mio avviso, anche l’atteggiamento del nutrizionista è di fondamentale importanza a livello di fattore motivazionale e di incoraggiamento: la nostra figura, nonché il supporto che ne consegue, è volto a spronare, motivare, far luce sulle potenzialità del paziente, il quale va sostenuto nel percorso affinché resti sempre alto il desiderio di raggiungere l’obiettivo. Io vado oltre il ‘numeretto’ che emerge dalla bilancia. Anche qualora dovesse verificarsi un arresto nella perdita di peso, è mia premura non focalizzarmi sul limite ma sui risultati pregressi raggiunti e valorizzare quei successi, dai quali ripartire per una nuova sfida. Come spiegavo all’inizio dell’intervista, il rapporto tra nutrizionista e paziente è co-costruito: il percorso non è qualcosa di statico progettato e calato dall’alto per lui, ma viene realizzato insieme a lui. Per sintonizzarsi sulla stessa frequenza occorre provare empatia, mettersi nei panni del paziente a livello cognitivo ed emozionale, procedere con un ascolto attivo, prendersi cura delle emozioni negative che possono emergere nelle varie fasi del percorso e, attraverso una sorta di training, aiutarlo a trasformare le emozioni negative in positive dalle quali troverà consapevolezza, nonché determinazione”.

Si ringrazia la Dottoressa Enrica Feola

Luigi Cacciatori 

Per l’immagine di copertina si ringrazia Diego Turri

Profilo dell'autore

Luigi Cacciatori
Luigi Cacciatori
Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

Luigi Cacciatori

Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

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