Maltrattamento e uccisione di animali, perché tanta cattiveria? Ne parliamo con la Criminologa Linda Corsaletti 

CERVETERI (ROMA), 14 MAGGIO 2020 – Laureata in Scienze dell’Investigazione presso l’Università degli Studi dell’Aquila, ha poi conseguito un master in Criminologia e Scienze Forensi. La sua dedizione per lo studio e il costante desiderio di perfezionarsi fanno di lei una professionista sempre alla ricerca del sapere, per poter accrescere non soltanto il suo bagaglio culturale, ma anche per poter fornire un aiuto qualificato e concreto nel multidisciplinare ambito delle Scienze Criminologiche. Stiamo parlando della Criminologa Linda Corsaletti, la quale al momento sta conducendo due importanti attività di ricerca per alcuni progetti internazionali, collabora con diverse testate giornalistiche ed è stata una delle consulenti della difesa nel caso dell’omicidio di Pamela Mastropietro.

Con la Dottoressa Corsaletti è stato affrontato il tema del maltrattamento degli animali come correlazione con l’antisocialità, le possibili cause che determinerebbero il fenomeno, nonché come prevenire e fronteggiare comportamenti socialmente pericolosi.

Dottoressa Corsaletti, perché alcuni soggetti riversano crudeltà nei confronti degli animali? 

“Le ragioni per le quali ci sono soggetti che agiscono crudelmente sugli animali e mettono in atto condotte antisociali, devianti o criminali, sono molteplici. Spesso la causa è dovuta a veri e propri disturbi, i cui sintomi sono riconducibili a patologie psichiatriche insorgenti. Altre volte, invece, abbiamo a che fare con dei campanelli di allarme fortissimi che possono far emergere scenari inquietanti come, ad esempio, i casi nei quali il maltrattamento animale è opera di un bambino che vive all’interno di una famiglia disfunzionale. Quello che vediamo sull’animale (vittima) è spesso una realtà riflessa di ciò che sta accadendo fra le mura domestiche. È stato più volte riscontrato che l’abuso sugli animali da parte di un membro della famiglia, sia esso genitore o figlio, è un segnale inequivocabile di quanto lo stesso soggetto in questione stia vivendo sulla propria persona. Infatti, uno dei concetti chiave scientificamente provato è la correlazione esistente tra il maltrattamento animale e la pericolosità sociale, collegamento dunque esistente ed inscindibile tra chi maltratta, tortura e uccide un animale e la violenza agita nei confronti delle altre persone. Per tale motivo studiare, intercettare e reprimere il maltrattamento e/o uccisione di animali oltre ad essere un atto morale e civico dovuto, è considerato dalla scienza uno strumento di prevenzione importantissimo”.

Ritiene possibile che torturare ed uccidere gli animali possa essere il primo step per poi passare agli esseri umani? 

“Sì, assolutamente.  Già Ovidio nel 43 a.C. dice qualcosa di assolutamente pionieristico in tal senso: “La crudeltà sugli animali è tirocinio di crudeltà verso gli uomini“. Pensiamo ad esempio ad alcuni serial killer che iniziano la loro carriera criminale torturando e uccidendo proprio gli animali.

La scienza ci spiega che infierire crudelmente su di essi è un comportamento patologico soggetto ad escalation; per questo è importantissima una non sottovalutazione del problema, considerato da studi internazionali in ambito psichiatrico, criminologico e psicologico, una spia di allarme e un fattore diagnostico predittivo di una potenziale situazione esistenziale patogena, soggetta ad un inasprimento sempre maggiore con conseguenze devastanti anche a livello sociale. Mai sottovalutare o declassare il comportamento deviante ad una semplice o goliardica ‘bravata’”.

Anche in età infantile posso emergere comportamenti aggressivi e sadici ai danni degli animali. Quanto è importante la prevenzione e cosa dovrebbero fare i genitori quando notano comportamenti disfunzionali nel figlio? 

“Lo zoosadismo può essere un sintomo precocemente riscontrabile e riconoscibile. Nei bambini Intorno ai 4-5 anni di età spesso iniziano a manifestarsi condotte devianti. Se il sintomo non viene immediatamente intercettato e curato, il soggetto, da grande, può incorrere nel disturbo antisociale di personalità e anche se questo disturbo non viene mai diagnosticato prima dei 18 anni, nella quasi totalità dei casi i sintomi e le manifestazioni cliniche si presentano molto prima. Quando la crudeltà ai danni degli animali è messa in atto da bambini o adolescenti, essa diventa estremamente significativa. È infatti ritenuta un indicatore di pericolosità sociale. Diventare un maltrattatore, a livello inconscio può alleviare i sentimenti di impotenza che un bambino ha quando è a sua volta vittima. Può essere un modo per scaricare rabbia e frustrazione. Può, però, anche indicare ad esempio l’insorgenza di un disturbo della condotta. Fra i comportamenti sintomatici di questo disturbo c’è la crudeltà nei confronti degli animali, tanto che l’OMS l’ha inserito tra gli indicatori più importanti, tra l’altro presente anche nel disturbo esplosivo intermittente. Di fronte a modalità comportamentali anomale, i genitori devono agire tempestivamente per risolvere, a livello terapeutico, il problema. Anche un singolo episodio di crudeltà verso gli animali non deve essere sottovalutato dai genitori, insegnanti e da chiunque faccia parte della sfera sociale del soggetto”.

Nella sua tesi di laurea e in molti altri progetti scientifici, lei ha affrontato il tema della zooantropologia della devianza. Potrebbe indicarci qualche importante e recente studio che dimostra la correlazione tra maltrattamento animale e pericolosità sociale?

“Gli studi inerenti il link, ovvero il collegamento tra maltrattamento animale e pericolosità sociale, sono molteplici e la comunità scientifica ne è concorde. Hanno tutti come denominatore comune che la crudeltà di specie non deve essere considerato un fenomeno minore, ma sintomo predittivo di un innescarsi di cicli futuri di violenza e di un rapporto disadattivo con la realtà. Secondo il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), in Italia il 17,7 per cento dei ragazzi di età compresa tra i 9 e 18 anni ha riferito di aver compiuto atti di crudeltà nei confronti degli animali. E se pensiamo che i comportamenti antisociali provocano circa 1,3 milioni di morti l’anno, e un numero ancora maggiore di persone ferite, possiamo renderci conto di quanto sia fondamentale il contenimento e la prevenzione”.

Tesi di laurea della Dottoressa Corsaletti

 

È possibile riabilitare i soggetti che maltrattano e torturano gli animali? 

“Molto dipende dalle cause scatenanti e dalla tempestività di intervento, anche se sulla riabilitazione di questi soggetti sono in parte scettica. È di fondamentale importanza l’educazione e lo sviluppo dell’empatia, che si forma già nei primissimi anni di vita del soggetto. In famiglie multiproblematiche, all’interno delle quali sono presenti cure parentali distorte, inadeguate e spesso addirittura assenti, il recupero totale del soggetto diventa difficile. Ricordiamoci però che non sempre possiamo imputare queste condotte antisociali a patologie psichiatriche o all’inadeguatezza genitoriale. La mancanza di uno sviluppo equilibrato ed empatico può essere causa di qualcosa di più semplice, ovvero la cattiveria. Non scordiamoci che la cattiveria pura e fine a sé stessa, purtroppo, esiste”.

Ritiene che le pene previste dal nostro ordinamento giuridico siano un valido deterrente? 

“Questo è un punto che mi sta molto a cuore e sul quale sto conducendo un lavoro importantissimo. Attualmente, a mio avviso, le pene sono totalmente inadeguate e quindi perfettibili. Finché il concetto di link non sarà sufficientemente compreso dai giudici, assistenti sociali e dalla società, il maltrattamento e l’uccisione di animali continueranno ad essere trattati alla stregua di un reato bagatellare (reati con minore rilevanza sociale)”.

Ha mai pensato di scrivere un libro sull’argomento trattato nella nostra intervista o creare un’associazione di esperti che possa aiutare le famiglie con figli che hanno mostrato crudeltà e sadismo verso gli animali? 

“Dopo aver conseguito la laurea, ho firmato il mio primo contratto editoriale. Il libro, se riuscirò a conciliare il tutto, verrà pubblicato a breve. Ti svelo in anteprima che consegnerò la bozza definitiva a settembre. Ho diverse iniziative importanti in cantiere, ma non posso dire altro perché sto lavorando anche a due progetti scientifici importantissimi ed inediti, uno dei quali è terminato e a luglio potrebbe essere candidato, e con grandissime probabilità accettato, da una prestigiosa accademia americana. L’altro è ancora in fase di sviluppo inedito, non solo in Italia, ma anche all’estero”.

Si ringrazia la Dottoressa Linda Corsaletti 

Luigi Cacciatori

Profilo dell'autore

Luigi Cacciatori
Luigi Cacciatori
Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

Luigi Cacciatori

Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

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