Il Bullismo: perché tanta cattiveria? Ne parliamo con lo psicoterapeuta Santo Scilipoti

BARI, 5 DICEMBRE 2019 – A volte sembra così difficile immaginare che esista tanta cattiveria tra bambini o adolescenti. Eppure, il male alberga anche tra i giovanissimi e viene riversato senza che ci sia senso di colpa o rimorso. E senza empatia. 

Il bullismo non è uno scherzo, non ha nulla di goliardico, non è un semplice litigio tra coetanei. È un insieme di comportamenti aggressivi, violenti, intenzionali, vessatori e reiterati nel tempo nei confronti di un altro giovane individuo, che solitamente non è in grado, o non è nella condizione di opporre resistenza e difendersi dalle angherie subite.

Per comprendere meglio il fenomeno, capire gli elementi necessari affinché si possa parlare di bullismo, le cause di tanta cattiveria e come correre ai ripari, sia per il bullo sia per la vittima, ne abbiamo parlato con lo psicoterapeuta Santo Scilipoti. 

Dottor Scilipoti, cosa è il bullismo e quali sono gli elementi che permettono di identificare il fenomeno?

“Si parla di bullismo ogni qualvolta uno o più individui provano divertimento usando il proprio potere per molestare in modo ripetuto e grave una o più persone. Possiamo quindi suddividere la definizione di bullismo in 3 criteri. Il primo riguarda gravi e ripetute azioni aggressive verso un soggetto, quindi c’è un’azione intenzionale perpetuata nel tempo. Il secondo criterio è lo squilibrio di potere tra il bullo e chi subisce le angherie. Il bullo, infatti, più forte su un piano fisico, verbale o sociale, mette in condizione di inferiorità la vittima. L’ultimo punto riguarda i sentimenti opposti che provano bullo e bullizzato. Il primo prova un senso di potenza, divertimento, mentre il secondo vergogna e spavento.

Solitamente quando si parla di bullismo si fa esclusivamente riferimento a quello fisico, ma in realtà ci sono altre due forme altrettanto gravi: quello verbale e quello relazionale. Quello verbale è caratterizzato da offese, mentre quello relazionale consiste nell’attuare sistematiche esclusioni della vittima all’interno dei gruppi. Inoltre, mi preme sottolineare che il bullismo non avviene solo tra maschietti, ma anche tra bambine”.

Oltre alle cause psicologiche, quali sono gli altri fattori del bullismo?

“I bulli non hanno un’elevata autostima, come invece si potrebbe erroneamente credere. Molti altri fattori sono il frutto di imitazioni. Se nella famiglia, primo gruppo di appartenenza umana, è presente una comunicazione violenta, è molto probabile che questa venga imitata dai minori. Anche l’assenza di regole può portare a non comprendere quali siano i comportamenti giusti da adottare. I bulli non conoscono altri modi per comunicare il loro malessere se non attraverso la violenza e la rabbia. Da non sottovalutare gli stereotipi promossi dai mass media dove il “vincitore” è spesso colui che sovrasta gli altri”.

Il bullismo è una forma di aggressività proattiva e intenzionale. E quale sarebbe il ruolo della vittima?

“L’individuo bullizzato è il soggetto su cui il bullo sfoga la propria rabbia. Spesso si tratta di bambini sensibili, calmi e con pochi amici”.

Se le emozioni primarie del bullo sono rabbia e collera, quali sono quelle del soggetto vessato?

“Le emozioni sono di tristezza, frustrazione e senso di colpa. Inoltre, la vittima può sperimentare ansia e depressione”.

Come potrebbe reagire la vittima?

“In questi casi bisognerebbe sempre rivolgersi a figure autorevoli (insegnanti, genitori) che possano aiutare il soggetto che subisce vessazioni”.

A volte, i genitori del bullo tendono a minimizzare il comportamento del loro figlio. A che tipo di figure genitoriali siamo di fronte e quali danni potrebbero arrecare al minore?

“Essendo un tema relativamente nuovo, nelle scorse generazioni non vi era una chiara definizione tanto meno un nome a questo specifico fenomeno. Magari è proprio questo anche uno dei motivi per cui viene minimizzato. Può capitare che i modelli relazionali aggressivi che i figli hanno appresso siano quelli dei genitori, attuando una sorta di negazione poiché significherebbe mettere in discussione il proprio ruolo educativo. I danni che si possono arrecare vanno dall’incapacità di sviluppo di autocontrollo nei figli alle difficoltà relazionali e scolastiche”.

Bandura ha descritto i meccanismi di disimpegno morale, strategie cognitive che il bullo adopera per giustificare e legittimare la propria condotta. Tra questi, la deumanizzazione sembra il meccanismo maggiormente adottato. In cosa consiste?

La deumanizzazione consiste nel rendere l’altro come un ‘oggetto’, senza aspetti umani. E’ un meccanismo che toglie all’altro diverso da sé (o ritenuto fuori dal proprio gruppo di appartenenza) qualsiasi tipo di valore o emozione”.

Si parla tanto di prevenzione primaria. In che modo sarebbe possibile ridurre questa piaga sociale? 

“In molti paesi del Nord Europa si educano i giovani all’empatia anche per evitare la sopracitata deumanizzazione. Solo dando un’emozione o una voce all’altro si può sentirlo”.

Quale percorso psicologico andrebbe affrontato per il bullo e quale per la vittima? È vero che, di solito, in terapia vanno soltanto le vittime? 

“Le vittime subiscono generalmente una serie di traumi a causa delle ripetute umiliazioni che subiscono, ma anche i bulli sono soggetti che soffrono. Infatti, il bullo può presentare una certa inquietudine interpersonale e molta rabbia che non riesce a canalizzare nei giusti contesti. Il comportamento violento nasconde sempre una modalità, se pur poco adattiva, per comunicare la propria fragilità. In sintesi, si può dire che mentre le vittime vanno in terapia per episodi di bullismo, i bulli intraprendono un percorso solo per aspetti concomitanti, ad esempio per un basso rendimento scolastico, scarsa attenzione, e altri disturbi del comportamento”.

 Si ringrazia il Dottor Santo Scilipoti

Luigi Cacciatori

Profilo dell'autore

Luigi Cacciatori
Luigi Cacciatori
Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

Luigi Cacciatori

Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: