Dottor Disney e Mr Hyde. Intervista alla Dottoressa Monica Calderaro

ROMA, 1 MARZO 2018 – È capitato a tutti noi, o quasi, di aver visto almeno una volta nella vita uno o più film della Walt Disney. Alcuni di essi sono considerati dei grandi classici, hanno avuto un rilevante riscontro da parte del pubblico e caratterizzato alcune, o più fasi, della nostra esistenza. Ma siamo sicuri che le favole che ci hanno accompagnato sin dall’infanzia non nascondano anche altri contenuti, messaggi o riferimenti – espliciti o velati – correlati alla psicopatologia?

“A proposito delle favole, da quelle più classiche a quelle più recenti, al di là dei risvolti patinati e romantici, a ben guardare, esse racchiudono in sé impensati aspetti patologici”. Esordisce così la Dottoressa Monica Calderaro – Criminologa, Psicografologa e Perito Grafologo, docente e responsabile della didattica del Corso di Grafologia Forense presso la Sapienza Università di Roma e docente di Psicografologia e Social Media presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma UNINT – coautrice del libro di divulgazione scientifica ‘Dottor Disney e Mr Hyde’, edito da Armando Editore,

“Tanto per fare un esempio – precisa la nostra intervistata – nella ‘Bella e la Bestia’ a parte gli indiscussi contenuti positivi che il film comunica, emerge la ‘Sindrome di Stoccolma’. In termini semplici, la sindrome attiene alla necessità di umanizzarsi il proprio aggressore e il vissuto che scatta nella mente, per meccanismo di difesa alla paura, è di innamorarsene piuttosto che odiarlo, in quanto il soggetto è portato a pensare: ‘se lo amo non ho ragione di temerlo’. Esattamente come l’evento relativo alla rapina in banca avvenuto nella città di Stoccolma nel ’73, da cui prende il nome”.

Dottoressa, lei è coautrice del libro sopra citato, scritto insieme a Marta Senesi e Danila Pescina. Qual è il fine cardine dell’opera?
“Quello di tracciare – soprattutto – una correlazione delle sfumature dei racconti. Da quelle più tetre a quelle più rosee, analizzando ed approfondendo scene e temi in cui è possibile riscontrare aspetti criminologici e psicopatologici nel tentativo di connettere due mondi decisamente distanti tra loro, ma che allo stesso tempo come avviene in una tavolozza di un pittore, è possibile mescolare il bianco e il nero”.

Esiste, dunque, un lato oscuro nei film della Walt Dinsey?
“Il lato oscuro in chiave criminologica è, tra gli altri, il fattore relativo al ‘bene e al male’, quale miscela indubbiamente affascinante ed elemento di sicura attrattiva sia per i minori, ma anche per gli adulti, in cui in ogni storia dei film Disney emerge una linea di confine sottile dove la separazione non è quasi mai netta”.

Passiamo al titolo: ‘Dottor Disney e Mr Hyde’. A cosa si deve tale scelta, che rievoca alla mente il disturbo dissociativo dell’identità?
“Proprio alla suddetta correlazione, quindi alla dicotomia dei distinti tratti personologici dei vari protagonisti con cui lo spettatore sceglie di confrontarsi”.

Potrebbe fare qualche esempio riguardo il lato oscuro, in prospettiva criminologica e psicopatologica, di alcune favole?
“Vista la conoscenza a livello popolare, non si può non menzionare la favola di Cenerentola, dove emerge il disturbo della Prosopagnosia, ossia la difficoltà a riconoscere i volti, esattamente come accade durante l’evento del Gran Ballo Reale, in cui la matrigna di Cenerentola non riconosce la futura principessa, pur essendo familiare nelle caratteristiche somatiche. A proposito di ‘lato oscuro’, menziono invece il Principe Necrofilo della favola di Biancaneve, in particolare l’evento del bacio da parte del Principe quando la fanciulla è ancora senza vita”.

Cosa si cela dietro i tanti lieto fine dei classici della Disney?
“La necessità di vedere il lato buono di ogni storia e situazione per allontanare i fantasmi della negatività che spesso possono albergare in ogni individuo”.

Quali sono i principali disturbi psicopatologici presenti nei grandi classici Disney?
“I principali disturbi presenti sono, tra gli altri, il delirio erotomane, la disforia di genere, il disturbo da accumulo e la necrofilia”.

Può accadere che un soggetto si identifichi così tanto in un personaggio dai tratti psicopatologici perdendo di vista il contatto con la realtà, rifugiandosi sempre più nell’immaginazione e nella fantasia?
“Solo nei casi di grave disturbo di personalità e/o psicopatologia”.

Per il criminologo Mastronardi, uno dei fattori predisponenti  in soggetti che commettono reati è quello di assistere a scene o a racconti violenti in modo stigmatizzante. Vale anche per le fiabe narrate?
“Naturalmente, lo stesso prof. Mastronardi ben afferma che sono fortunatamente pochi i casi che possono rappresentare un modello comportamentale imitativo per un soggetto che assiste alla visione di un film a contenuto violento. In genere, i casi anche noti alle cronache si riferiscono a soggetti affetti da disturbo di personalità o anche da franca patologia mentale. Si tratta di individui che hanno visto film che non sono quelli Disney e/o cartoons in genere”.

Quale comportamento consiglierebbe ai genitori dopo aver visto alcuni dei classici Walt Disney insieme al loro bambino?
“Intanto, consiglierei ai genitori di partecipare alla visione e, soprattutto, di essere presenti nei momenti in cui vi sono determinati passaggi a contenuto emotivo forte. Come ad esempio, l’evento di un atto violento da parte del cattivo di turno verso la propria vittima. Consiglio ai genitori, inoltre, di confrontarsi con il proprio figlio commentando l’evento nella giusta maniera”.

Ha notato sostanziali differenze, in prospettiva criminologica, tra le prime trame e quelle attuali?
“Tra le varie, nei film più recenti, si evidenzia un distacco da un prototipo di violenza pura e tradizionale, a favore di un quadro di violenze soprattutto psicologiche e manipolazioni mentali, piuttosto che fisiche, a differenza invece delle prime, in cui apparivano numerosi reati, quali ad esempio l’uccisione della madre di Bamby da parte del cacciatore. Oppure si pensi alla scena nel Re Leone: all’assassinio brutale di Mufasa, il padre del piccolo Re Leone, da parte del fratello”.

A quale fascia di pubblico è destinato ‘Dottor Disney e Mister Hyde’?
“A tutte le fasce di età e ceti socio-culturali, grazie alla descrizione scientifico-divulgativa che appositamente abbiamo scelto con le altre autrici”.

Si ringrazia la Dottoressa Monica Calderaro

Luigi Cacciatori

 

Profilo dell'autore

Luigi Cacciatori
Luigi Cacciatori
Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

Luigi Cacciatori

Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

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