Delitto Serena Mollicone, ferite cranio compatibili con i segni su una porta della caserma di Arce

ARCE, 13 NOVEMBRE – Le lesioni sul cranio di Serena Mollicone, la giovane studentessa trovata morta nel bosco di Anitrella nel giugno del 2001, potrebbero essere compatibili con i segni trovati su una porta sequestrata in un alloggio della caserma dei carabinieri di Arce. È quanto emergerebbe dalla perizia medico-legale eseguita dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo.

Dalla perizia è emerso che Serena sarebbe stata picchiata e avrebbe avuto un impatto violento contro la porta, ma non sarebbe morta per questo motivo. Il decesso sarebbe stato provocato da asfissia, causata dalla “chiusura delle vie aeree con del nastro adesivo”.

“Sembra quindi – precisa il medico legale – ipotesi maggiormente suffragata dai dati scientifici che Serena Mollicone, colpita alla testa, abbia riportato un trauma cranico, molto probabilmente produttivo di una perdita di coscienza, e che sia stata la chiusura delle vie aeree con nastro adesivo e sacchetto di plastica, a provocare l’arresto delle funzioni vitali per asfissia meccanica, probabilmente da soffocazione esterna diretta, vista la presenza di segni biomedici, seppur aspecifici, in questo senso quali l’enfisema polmonare e le petecchie subepicardiche”.

Ad oggi risultano iscritti nel registro degli indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere l’ex maresciallo dei carabinieri di Arce Franco Mottola, la moglie e il figlio.

A distanza di quindici anni, l’omicidio di Serena Mollicone non ha ancora trovato l’epilogo e consegnato l’autore, o gli autori, dell’efferato crimine alla giustizia. Troppe le zone d’ombra che non hanno consentito alla verità di emergere. La stessa verità che attende Guglielmo Mollicone, padre della diciottenne Serena, la quale nell’1 giugno 2001 vide infranti i suoi sogni di adolescente e fu privata della sua stessa vita.

La scomparsa di Serena. Nell’1 giugno 2001, Serena si sarebbe recata presso l’ospedale di Isola Liri in provincia di Frosinone per fare un’ortopanoramica. Dal momento in cui la giovane abbandona il presidio ospedaliero, non si hanno più sue notizie certe anche se si ritiene possibile che la ragazza sia rientrata ad Arce.

Quel giorno, però, Serena non torna a casa. Michele Fioretti, il fidanzato della giovane, avrebbe dovuto vedere la ragazza nel pomeriggio, ma lei non si fa viva. Pertanto, Michele avvisa Guglielmo, padre di Serena, il quale comunica la scomparsa della figlia ai Carabinieri.
Verranno effettuate  ricerche non soltanto dagli organi istituzionali, ma anche dalla popolazione locale che si attiva per cercare Serena. Il 3 giugno, alle ore 12 circa, il corpo esanime della giovane viene rinvenuto dai volontari della Protezione Civile a Fontecupa, in provincia di Frosinone, in un boschetto. Il corpo di Serena  è privo di vita: braccia e piedi sono stati fasciati con nastro adesivo bianco e filo metallico, la testa è imbustata e tenuta ferma dallo scotch, braccia e gambe tirate dietro la schiena, carta assorbente nella bocca e nel naso.

Il primo indagato. Il primo accusato dell’omicidio della studentessa è Carmine Belli: l’uomo, di professione carrozziere, viene arrestato nel 2003. A suo carico, ci sarebbe stato un bigliettino, ritrovato all’interno della sua officina, con sopra riportato l’appuntamento che Serena avrebbe dovuto avere con il dentista nel pomeriggio della giornata in cui è scomparsa.
Dopo diciassette mesi di reclusione, la Corte d’Assise di Cassino assolve Carmine Belli dalle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere perché gli indizi a suo carico non sono stati ritenuti sufficienti; in sostanza non si sono tramutati in prove.

La morte di Tuzi. A due anni dall’assoluzione di Belli, un clamoroso fatto di cronaca sembrerebbe far crollare nuovamente le indagini. Il Carabiniere Santino Tuzi, ascoltato dagli inquirenti come persona informata dei fatti, nell’aprile del 2008 si sarebbe tolto la vita sparandosi al cuore con la pistola d’ordinanza. Il 10 maggio del 2016, il Gip del Tribunale di Cassino, su richiesta della Procura, ha riaperto le indagini sulla morte del sottufficiale dell’Arma.
Tuzi, da quanto appreso, durante il colloquio con i magistrati, avrebbe riferito di aver visto Serena entrare nella Caserma dei Carabinieri di Arce alle undici del mattino di quel venerdì primo giugno. La morte di Santino Tuzi, secondo gli inquirenti, potrebbe avere un collegamento con l’omicidio di Serena Mollicone.

Nuovi sviluppi nelle indagini. Anche le indagini relative all’uccisione di Serena, nel 2016, ripartono a pieno regime e nel mese di marzo, il procuratore capo Luciano D’Emmanuele dispone la riesumazione del corpo della giovane. L’incarico viene conferito all’anatomopatologa Cristina Cattaneo, dell’Istituto di Medicina legale di Milano. L’elemento centrale della vicenda potrebbe essere l’eventuale compatibilità della frattura cranica riscontrata sul corpo di Serena con lo sfondamento di una porta di un appartamento ora in disuso, all’interno della caserma dei Carabinieri di Arce.
I militari del Ris hanno effettuato, nel 2016, un accurato sopralluogo nell’appartamento per cercare di individuare possibili tracce ematiche o biologiche da comparare con quelle rinvenute sul cadavere di Serena.

Luigi Cacciatori

Immagine da cronacanera.org

 

Profilo dell'autore

Luigi Cacciatori
Luigi Cacciatori
Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

Luigi Cacciatori

Giornalista pubblicista. Ha una laurea in Economia Aziendale e successivamente ha conseguito una seconda laurea in Scienze dell’Amministrazione e della Sicurezza. Appassionato di Crime e studi sull'omicidio seriale, ha conseguito un master in Criminologia presso l’Università "Sapienza" di Roma. Collabora con la testata giornalistica InfoOggi.it

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